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Nascita dei cineforum in Italia

Lo strumento cineforum permette (o permetteva, o permetterebbe) quell’attività culturale «che unendo l’immagine (il film) alla parola (il dibattito) consente allo spettatore di non subire passivamente il messaggio proveniente dallo schermo ma di diventare parte attiva del rapporto di comunicazione che si instaura fra schermo e platea.» Meta conoscitivo-educativa, questa, attualissima ancor oggi, in una società in cui nessuno, nemmeno la scuola, insegna a leggere le immagini in movimento di qualunque tipo e origine.

Per molti giovani di tutta Italia il cineforum stesso, esploso dopo vent’anni di conformismo e di controllo ideologico-censorio, aveva coinciso con la scoperta che il cinema è un’arte dal grande significato sociopolitico (aspetto perfettamente studiato e utilizzato dai totalitarismi del Novecento) e non solo un popolare e innocuo passatempo; e che comprenderne a fondo i complessi aspetti formali, linguistici, contenutistici, ideologici, scoprirne il retroterra culturale in senso ampio, sottrarsi alle sue capacità persuasive – utilizzate spesso in maniera subdola e con finalità d’indottrinamento occulto – richiedeva una visione attenta, un’analisi accurata, un confronto di opinioni su forma e contenuto, sulla presenza o assenza di un “messaggio”, sulle possibilità di un utilizzo profondamente educativo – ma spesso anche altrettanto diseducativo – dell’immagine in movimento. E soprattutto chiedeva letture, conoscenza dei teorici e delle correnti più importanti, del senso e dell’importanza del soggetto, della sceneggiatura nelle sue varie fasi, della tecnica di ripresa, del ruolo determinante del montaggio, della stessa storia del cinema; il tutto, data la totale assenza, perlopiù, di conoscenze o pratica diretta degli aspetti tecnico-produttivi, era affidato all’entusiastico e profondamente formativo volontariato di cinefili, insegnanti, studenti, che si prestavano a presentare il film con un’accurata scheda, a pronunciare brevi – non sempre, a dire il vero – parole introduttive e a coordinare il dibattito finale.

Il cinedibattito era nato nel 1944-45 con impronta cattolica e anticomunista per iniziativa di Felix Morlion, un domenicano belga legato all’OSS (Office of Strategic Service), oggi CIA, nientemeno; il cineforum vero e proprio prese poi davvero vita dentro l’Università Pro Deo (poi Luiss) per geniale proposta dello stesso Morlion e di Padre Arpa, altro gesuita, e in breve si diffuse. L’iniziale impronta anticomunista e cattolica si perse ben presto; forse chi aveva creato i primi cineforum non s’era reso ben conto del fatto che se le proiezioni perlopiù si svolgevano spesso in sale cattoliche e se i fondatori dei primi circoli attivi ruotavano sempre nell’orbita della DC, l’attività stessa di presentare film a basso prezzo, solitamente di ottimo livello, ma soprattutto di imparare qualcosa sul cinema, di potere infine partecipare attivamente e vivacemente al dibattito finale attirava spettatori di ogni età, ma anche membri attivi di ogni organizzazione democratica, e dentro queste sale si svilupparono contatti (o contrasti, non ha importanza) fra homines novi di ogni orientamento che riscoprivano il dibattito, imparavano la difficile arte di parlare in pubblico, avevano occasione di conoscere idee nuove diverse e coinvolgenti – che poi diventavano magari patrimonio da spendere in altri ambiti, cabina elettorale inclusa.

Il Cineforum Bolzano

Il Cineforum Bolzano nasce come libera associazione nel 1952 e nel 1958 assume una forma giuridica precisa con l’iscrizione al registro notarile. Primo animatore Don Bruno Benedetti, ottimo cultore e critico di cinema per il quotidiano “Alto Adige”,  proveniente da Rovereto – dove aveva già svolto attività legate alla cultura cinematografica – sacerdote di straordinarie capacità oratorie, magari un po’istrioniche, capace a volte di dare scandalo con un linguaggio audace e poco “pretesco”, sostenitore di una visione non convenzionale dei misteri della fede e delle sue convenzioni ma anche sincero appassionato di cinema, e soprattutto di cinema impegnato sui grandi argomenti: la vita e la morte, la fede e l’ateismo, la libertà e la schiavitù, la guerra e la pace, la fame e il dolore, temi che rintracciava con competente acume nei grandi registi russi, francesi, giapponesi, nordici, nel Neorealismo italiano, nei film antimilitaristi e di critica sociale provenienti dalle cinematografie più valide di ogni paese del mondo, anche nuove e sconosciute.

Dallo statuto originario (oggi modificato) citiamo le prime linee strutturali della “ragione sociale” dell’associazione: “Essa non ha scopo di lucro ed è assolutamente apolitica, si propone la diffusione della cultura cinematografica, al lume dei principi cristiani, e dei valori estetici, sociali, spirituali impegnati nell’opera filmica attraverso la proiezione di Film con “Forum” o discussione metodologicamente organizzata per l’educazione e l’orientamento dell’opinione pubblica”.

I soci fondatori e membri del primo direttivo furono via via Maria Grazia Spagnolli, studentessa, Carla Fontana, casalinga, Elena Bertacchi, assistente sociale, Mario Paolucci, insegnante, Valentino Pasqualin, impiegato, (notare la prevalenza femminile). Per i bolzanini più anziani alcuni di questi nomi conservano un preciso significato anche politico, come d’altronde quelli che compongono, ad esempio, il direttivo del 1970, dove si nota un iniziale spostamento a sinistra: ancora Pasqualin, poi don Bruno, Gabriele Ansaloni, Mario Tavella, Ferruccio Cumer, Alex Brenner, Remo Ferretti (notare la scomparsa dell’elemento femminile).

Intanto il Cineforum comincia a contribuire  potentemente, con la sua attività, ai  cambiamenti e alle evoluzioni della nostra città.

A livello nazionale il Sessantotto sconvolge anche la Federazione Italiana Cineforum, che dopo lungo dibattito interno si divide: una parte maggioritaria dei circoli sceglie la FIC, orientata sempre più a sinistra, vicina ai Cristiani per il Socialismo, a taluni gruppi extraparlamentari, ai cosiddetti “cani sciolti”; un drappello secessionista va a formare il CINIT, Cineforum Italiano, schierato su posizioni più moderate. Il Cineforum Bolzano si pronuncia per la FIC e per l’impegno politico a sinistra, pur non rinnegando in toto le radici cristiane.

L’attività dell’associazione si svolge prevalentemente in sale parrocchiali o commerciali – Druso, Concordia, Rainerum, Eden – e nelle scuole.

In questi anni spicca l’attività di Ferruccio Cumer, vicepresidente dell’associazione. Indimenticabili, per alcuni, l’organizzazione e la divulgazione delle sue rassegne nei cinema cittadini, con presentazione dei film e “a seguire” dibattito, che permettono ai bolzanini giovani e meno giovani di conoscere e discutere ad es. i film di Antonioni, Bergman, Tati, Kurosawa, Fellini, Godard, Olmi, Ferreri, Polanski, Kubrick, Truffaut, Bresson, Bertolucci, Kluge, Altman, Loach, Saura, De Palma, Cassavetes, Herzog, Wenders e molti altri grandi del cinema e avvia decine e decine di giovani al dibattito culturale e politico in pubblico.

Il cinema tuttavia è in crisi, e spesso i film d’autore, pane quotidiano dei cineforum, si vedono in TV, anche se in orari proibitivi. La discussione langue e l’attività, a partire dagli anni Ottanta inoltrati, è sempre più spesso rivolta alla semplice proiezione, con introduzione e documentazione filmografica, di pellicole “impegnate” e trascurate dalla distribuzione e di film per i giovanissimi, futuri cinefili in fieri (nel 1980 il Cineforum infatti dà origine, unico forse in Italia, a numerosi cicli di film dedicati ai bambini e agli adolescenti, con introduzione e dibattito finale, che vedono in sala anche 400 spettatori entusiasti. L’iniziativa – curata personalmente da Cumer e denominata, secondo l’età dei partecipanti, Giococinema o Cineragazzi – comporta, fino al 1993, la proiezione di 148 film, partendo da “L’isola del Tesoro”, di Byron Haskin e concludendosi con “La collina dei conigli”, di Martin Rosen).

Spicca in seguito l’offerta ai soci di libri di informazione e studio e di film su cassetta o dvd, grazie alla successiva nascita, sempre su iniziativa di Cumer, della “Biblioteca del cinema”. La sede sociale è in via Roen, dove viene allestita una sala per proiezioni in embrione tuttora utilizzata, ma solo part time.

L’accortezza del direttivo di questo periodo è di capire che il cinema è un’espressione artistica che certamente ha in sé una valenza pedagogica ma, soprattutto, è una libera espressione della creatività dell’uomo e, come tale, non è confinabile in recinti ideologici.

Arriviamo agli anni ’90. Si forma all’interno del Cineforum Bolzano una sezione giovanile, denominata Itinerari Visivi: fondatori sono Andreas Perugini, Günther Cagol e Max Mariz. Inizialmente  l’attività si svolge all’interno della sede di un’altra associazione, il Circolo Culturale Walter Masetti. Itinerari Visivi confluisce poi nel Cineforum Bolzano, trovando qui la dimensione di libertà e il fermento culturale non riscontrati in precedenza. Per Itinerari visivi, come per le videorassegne al Videodrome, le proiezioni sono divise in rassegne fortemente tematiche, basate sul cinema d’avanguardia, sulle retrospettive di autori ed sui temi sociali. Oltre alla proiezioni su grande schermo da videocassetta o DVD, per un certo periodo vengono riprese al Kinoki, nell’aula magna dell’ITI Galilei, le proiezioni in pellicola, in collaborazione con il circolo La Comune: dal 25/9/2000 al 21/5/2002 tutti i giorni, dal lunedì alla domenica! Per il 70%, si tratta di prime visioni; la proiezione ufficiale è preceduta da un cortometraggio.

Verso il 2000 interviene una fase d’incertezza e di chiarimento, con rinnovamento profondo del Direttivo che nel 2004, dopo le elezioni interne, risulta così composto: Rosanna Cesaro, Ferruccio Cumer (vicepresidente), Alessia Franzoi,  Stefano Gelmini, Marco Lazzara, Valerio Moser, Andreas Perugini (presidente).

Oggi il Cineforum, superati i 60 anni di vita,  prosegue caparbiamente la sua attività: le rassegne di film a tema all’interno della sala EX-IACC, ora VIDEODROME,  di Via Roen 6, sala dedicata alla memoria di don Bruno Benedetti,  la gestione della ricchissima biblioteca e videoteca del cinema (probabilmente oggi la più grande in regione), la collaborazione con enti pubblici e privati interessati al cinema fra i quali spicca la ZeLIG, scuola di documentario di Bolzano, di cui l’ex socio Cumer è da anni presidente.

L’esperienza storica del Cineforum Bolzano è sicuramente legata a un utile servizio sociale che l’associazione ha svolto per la città capoluogo, divulgando un’arte popolare, facilmente fruibile e, a differenza di altre espressioni artistiche, raggiungibile da qualsiasi portafoglio. Il nuovo Cineforum Bolzano ha un assetto progressista, ma aperto a qualsiasi tipo di dibattito pubblico a 360°, divulga il cinema contemporaneo secondo tutti i suoi generi, cerca di raggiungere il più vasto pubblico possibile ed approfondisce temi anche marginali sviluppando la ricerca nei settori anche “più di confine” mantenendo forti radici con il passato di quest’arte e guardando al suo futuro sviluppo.

Che cosa manca veramente al Cineforum Bolzano? Una piccola sala cinematografica tutta sua magari non troppo periferica: infatti non è mai riuscito, a differenza del confratello di lingua tedesca, a venire in possesso di una struttura cinematografica propria, nonostante innumerevoli tentativi e contatti.

 “Dai cineforum ai cineforum, una proposta metodologica”, di Enzo Natta – Quaderni di Nostro Cinema, 1995.

Concetti peraltro già espressi nel 1921 da Ricciotto Canudo nel suo manifesto La nascita della settima arte

Il montaggio, secondo Ėjzenštejn, è l’unico vero specifico cinematografico.